Il corso pedonale di Olbia con palme, dehors e il palazzo della biblioteca comunale
Il corso pedonale di Olbia con palme, dehors e il palazzo della biblioteca comunalefoto: G Da · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Si parte da Corso Umberto

Il corso è l'asse pedonale della città e scende verso il mare. Ai lati si allarga nelle due piazze del centro, Piazza Regina Margherita e Piazza Matteotti. Da casa ci si arriva in una ventina di minuti a piedi, tutto in piano, e la sera si torna dalla stessa strada senza rimettere in moto la macchina.

Conviene percorrerlo due volte nella stessa giornata, perché cambia faccia. Nelle ore centrali di luglio è il pezzo di giro che scotta di più, e quelle ore si passano volentieri al chiuso; dal tardo pomeriggio in poi si riempie e resta così fino a tardi. Non c'è niente da prenotare e niente da pagare: si cammina.

Se capitate qui di martedì o di sabato mattina il programma cambia. Di norma il martedì c'è il mercato nella zona di Porto Romano, vicino alla stazione, e di norma il sabato quello di via San Gallo: formaggi, salumi, miele, conserve, pane carasau, verdura dei produttori e banchi non alimentari. I giorni sono stabili da anni, ma un mercato può essere spostato per ordinanza o per una festività. Per cozze e arselle restano le pescherie del porto.

San Paolo, la chiesa sulla collina

Poche decine di metri sopra il corso, nella parte alta del centro storico, c'è la chiesa di San Paolo Apostolo. La cupola coperta di maioliche colorate si riconosce da lontano e viene regolarmente scambiata per antica: la cupola arrivò nel 1939, quando l'edificio rettangolare fu ampliato a croce latina, e il rivestimento di maioliche è ancora successivo. La chiesa sotto è tardomedievale, rimaneggiata pesantemente a metà Settecento. Facciata, campanile e tutto l'esterno sono in granito gallurese.

Sotto i piedi c'è qualcosa di molto più vecchio. La collinetta era l'acropoli della città punica e nel 1989, scavando sotto l'abside, sono venuti fuori resti di età ellenistica e repubblicana insieme a un tempio della metà del quarto secolo avanti Cristo dedicato a Melqart, l'Eracle dei Greci e l'Ercole dei Romani. Il sottosuolo però non fa parte della visita: si apre solo in occasioni particolari, e in una giornata qualunque quello che vedete è la chiesa sopra.

La chiesa è parrocchiale e in attività, quindi si entra fuori dagli orari delle funzioni. È stata l'unica parrocchia della città fino agli anni Cinquanta, quando riaprì la basilica di San Simplicio, e qui furono custodite dal 1614 al 2001 le reliquie attribuite al santo. Che è anche il motivo per cui la tappa successiva sta a poche centinaia di metri.

San Simplicio, granito e mattoni

La basilica sta su una piccola collina che un tempo era fuori dalle mura e che dall'età repubblicana al Medioevo servì come area cimiteriale. Da Via Sanzio sono 1,9 chilometri, tre minuti in auto; da San Paolo si va a piedi. È la chiesa romanica più importante della Sardegna nord orientale ed è stata cattedrale del Giudicato di Gallura: il cantiere principale sta fra la fine dell'undicesimo e il dodicesimo secolo, con ampliamenti fino al Duecento.

La cosa da guardare è il materiale. Il nucleo antico è quasi tutto in granito, la pietra della Gallura, mentre le parti aggiunte più tardi sono in laterizio. Sui fianchi la differenza si legge a occhio: corrono due file di archetti pensili, quelli di granito sporgenti, quelli di mattone incassati. La mescolanza di pietra grigia e mattone rosso è il tratto che distingue San Simplicio dalle altre romaniche dell'isola, di solito costruite in calcare o trachite.

La facciata è divisa in tre da due lesene, con una trifora incassata; l'abside, dalla parte opposta, è scandita allo stesso modo. Dentro ci sono tre navate separate da arcate su colonne che si alternano ai pilastri, e sotto l'altare il busto reliquiario in legno del santo, tornato qui nel 2001. Il campanile a vela, sul fianco destro, è un'aggiunta settecentesca. A metà maggio, con il culmine il giorno 15, la basilica è il centro della festa patronale: in quei giorni intorno alla chiesa il traffico rallenta e i parcheggi si riempiono, e programma e date cambiano ogni anno, quindi si controllano sui canali del Comune e del comitato della festa.

La basilica romanica di San Simplicio in granito, vista di sbieco dalla piazza assolata
La basilica romanica di San Simplicio in granito, vista di sbieco dalla piazza assolatafoto: Sailko · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Le navi romane, al museo del molo Brin

Il Museo Archeologico sta sull'isolotto di Peddone, al molo Brin, davanti al porto vecchio: ci si arriva attraversando una passerella sospesa sull'acqua. L'edificio ha la forma di una nave ormeggiata, con oblò rotondi. Da casa sono 3,6 chilometri e sette minuti in auto, ma se siete già sul corso ci andate a piedi.

Dentro, due piani che vanno dalla fase fenicia a quella moderna: statuette egizie, lucerne, monete, corredi funerari, teste scultoree fra cui una di Domiziano e una di Ercole. Il pezzo forte sono le navi. C'è la ricostruzione di due mercantili incendiati, e ci sono timoni e alberi di età romana che in nessun altro museo si possono vedere.

Quel legno è finito lì per caso. Il primo luglio del 1999 gli operai che scavavano il tunnel del lungomare intercettarono uno scafo, e le campagne che seguirono, fino al dicembre del 2001, tirarono fuori ventiquattro relitti di epoche diverse. Una decina erano navi ormeggiate, andate a fondo tutte insieme intorno al 450 dopo Cristo con i legni bruciati: l'incendio della flotta in porto segna la fine della Olbia romana. Ingresso, orari e giorno di chiusura cambiano nel tempo e si controllano sui canali ufficiali del Comune prima di incamminarsi.

Il porto di Olbia dall'alto con un traghetto Tirrenia ormeggiato e i monti della Gallura
Il porto di Olbia dall'alto con un traghetto Tirrenia ormeggiato e i monti della Gallurafoto: Gianni Careddu · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Il lungomare e il golfo

Dove il corso finisce comincia il porto. Il lungomare corre accanto all'acqua fino al molo Brin, che chiude la passeggiata, ed è la parte di città che d'estate si riempie dal tardo pomeriggio in poi. Da lì si vede l'intero golfo, chiuso dall'isola di Tavolara e dalla penisola di Capo Ceraso.

È quella conformazione, un porto profondo e riparato, ad aver portato qui prima i Cartaginesi e poi i Romani, ed è la stessa per cui oggi attraccano i traghetti al terminal Isola Bianca, a 3,6 chilometri da casa. Il golfo intanto lavora. Al largo si vedono lunghe file di boe allineate: sotto ci sono gli impianti dove crescono le cozze e le ostriche che finiscono nei piatti della città.

La passeggiata si fa a qualunque ora, ma la sera è la sua: si percorre in un senso prima di cena e nell'altro dopo, e da qui a casa restano venti minuti a piedi. Chi capita a Olbia a fine giugno, nei giorni intorno al 24, trova questo tratto occupato dalla festa della Madonna del Mare, con la processione che esce in acqua seguita da un corteo di barche e si guarda da terra. Anche in questo caso le date si confermano sui canali della parrocchia e del Comune.

Il lungomare di Olbia al tramonto, con la ruota panoramica e i palazzi affacciati sul porto
Il lungomare di Olbia al tramonto, con la ruota panoramica e i palazzi affacciati sul portofoto: per gentile concessione della proprietà

Come incastrare la giornata

L'ordine che funziona meglio è questo: la mattina il museo e la basilica, le due visite che chiedono attenzione e stanno lontane fra loro; il primo pomeriggio il corso e San Paolo; il tardo pomeriggio il lungomare fino al molo. Serve una giornata piena, e l'unica cosa da verificare prima di uscire sono gli orari del museo.

È anche il programma giusto per una giornata di pioggia o di vento, quando il mare non invita: il centro si gira lo stesso e le navi romane stanno al chiuso. Chi invece ha una sola giornata di sole in tutta la settimana faccia il contrario, vada al mare e tenga Olbia per il tramonto.

Sul trasporto, l'essenziale: gli autobus urbani collegano centro, porto e aeroporto, e d'estate le linee per le spiagge sono potenziate. In auto il centro è a tre minuti, ma nelle ore di punta il posto si trova con pazienza, mentre davanti alla casa si parcheggia libero in strada. Se non avete fretta, i venti minuti a piedi restano la soluzione più semplice.

Dormire a Olbia

House Relax è un appartamento con ingresso indipendente e giardino privato a Olbia, a venti minuti a piedi dal centro e a pochi minuti di auto dalle spiagge del golfo. Prenotando direttamente non ci sono commissioni di intermediazione.