Il pozzo sacro di Sa Testa
Sei chilometri e mezzo di strada, nove minuti in auto: si esce da Olbia verso il porto industriale e Pittulongu, si seguono le indicazioni per Cala Saccaia fino a una piazzola. Da lì parte un sentiero breve, in salita. Il pozzo lo vedete arrivando dall'alto, perché è un edificio che sta dentro il terreno più che sopra.
Fu trovato per caso negli anni Trenta del Novecento, mentre si cercava una sorgente d'acqua. Gli archeologi lo datano fra il XV e il XIII secolo avanti Cristo. Quello che lo rende interessante da vedere, più di altri monumenti nuragici, è che si legge per intero: meno di diciotto metri di lunghezza complessiva, e ogni pezzo al suo posto. Prima un ampio cortile circolare lastricato, dove si svolgevano i riti collettivi. Poi un vestibolo, un ambiente di collegamento, e infine una scala di diciassette gradini che scende.
In fondo c'è la camera a tholos, alta quasi sette metri: una falsa cupola fatta di conci di granito che si stringono verso l'alto, uno sopra l'altro. L'acqua della sorgente c'è ancora. È lo stesso tipo di tempio di Santa Cristina e di Santa Vittoria di Serri, la famiglia di monumenti legata al culto delle acque, ma qui ci arrivate in nove minuti da casa. Mezz'ora basta per la visita, tre quarti d'ora se vi fermate a guardare come sono tagliate le pietre.
Riu Mulinu a Cabu Abbas, il nuraghe che guarda il golfo
Cinque chilometri e ottocento metri da casa, nove minuti in auto più la camminata. Si prende la circonvallazione ovest verso Golfo Aranci, alla Rotonda Panama si inverte il senso di marcia, si svolta in via Sa Rughittula e subito a destra in via S'Iscoglia; dopo circa un chilometro e ottocento metri c'è l'indicazione per il nuraghe, sulla sinistra. Dallo spiazzo parte una strada selciata sotto una tettoia di legno, che sale attraversando la macchia. La pendenza è graduale e costante, ma è una salita vera: scarpe chiuse e non sandali, e una bottiglia d'acqua a testa.
In cima, a circa duecentocinquanta metri sul mare, non trovate la torre isolata dell'immaginario comune. Riu Mulinu è una fortificazione. Una muraglia gira attorno alla sommità per duecentoventi metri di sviluppo, arrivava a cinque metri di altezza e di spessore, e in più punti ingloba gli spuntoni di roccia naturale invece di aggirarli. Gli ingressi sono due, a nord e a sud. Al centro sta la torre circolare, otto metri di diametro circa, in blocchi di granito, con un andito, una piccola nicchia e una scala che saliva al piano superiore. Sotto la scala si apre una fossa sacrificale: dentro sono stati trovati frammenti di ossa bruciate e ceramica.
Gli scavi del 1936 hanno restituito un bronzetto con una donna che regge un'anfora, ed è quello che ha permesso di datare il complesso al XIV e XIII secolo avanti Cristo e di leggerlo come luogo legato ai rituali dell'acqua. La ragione vera per salire, però, è quello che si vede da lassù: tutto il golfo di Olbia sotto di voi e l'orizzonte che finisce contro Tavolara. Chi ha scelto questo punto tremila anni fa lo ha scelto per lo stesso motivo. Fra salita, giro sulla cima e discesa se ne vanno un'ora e mezza, e andateci presto la mattina oppure verso sera: sulla cima non c'è riparo dal sole e nei mesi centrali dell'estate la salita al caldo è un'altra cosa.

La tomba dei giganti Su Mont'e s'Abe
Otto chilometri e quattrocento metri, venti minuti in auto. È alle porte di Olbia, di fronte al castello di Pedres, ed è una delle tombe di giganti più grandi di tutta la Sardegna: ventotto metri di lunghezza totale, sei di larghezza, una camera funeraria lunga dieci metri e una stele centrale di granito alta quattro.
Il monumento ha avuto due vite. Nasce come allée couverte, una sepoltura allungata di tipo dolmenico, nella fase della cultura di Bonnanaro. Intorno al 1600 avanti Cristo viene rifatta e trasformata in tomba di giganti, con l'esedra semicircolare davanti e la stele al centro. Il corridoio funerario si legge ancora bene e si riconoscono le tracce dell'esedra. Le sepolture erano collettive, come in tutte le tombe di questo tipo.
Sul nome non c'è da farsi idee sbagliate: «tomba dei giganti» è un'etichetta della tradizione sarda, che attribuiva questi monumenti a una stirpe di giganti, e non una definizione archeologica sulla statura dei sepolti. Per la visita bastano venti minuti. Visto che il castello di Pedres sta lì davanti, conviene mettere in conto anche quella salita: un sentiero nella macchia, poi una scalinata costruita in tempi recenti, che secondo la ricostruzione più diffusa ricalca un percorso usato dai militari nella seconda guerra mondiale, e in cima, su una rocca di granito a centoquaranta metri, un maniero del Duecento, di età pisana.

Come metterli in fila in mezza giornata
I tre siti non stanno sulla stessa direttrice, quindi un anello perfetto non esiste, ma la mezza giornata funziona lo stesso. Prima Riu Mulinu, che è il più faticoso e va fatto con il fresco. Poi Sa Testa, che sta dalla stessa parte, verso il porto industriale e Pittulongu, e chiede solo il tempo della visita. Su Mont'e s'Abe e il castello di Pedres stanno invece a sud della città: meglio il pomeriggio, oppure il giorno dopo.
L'auto serve davvero. Il trasporto urbano di Olbia arriva in centro, al porto, all'aeroporto e, d'estate con corse rinforzate, sulle spiagge: nessuna linea passa però vicino ai tre siti archeologici, che si raggiungono solo guidando. Chi noleggia la macchina in aeroporto o al porto se la ritrova comoda anche a fine giornata, perché in Via Sanzio si lascia l'auto in strada, senza pagare nulla.
Cosa portare, e quando andarci
Nessuno dei tre monumenti ha biglietteria o custode, e non aspettatevi servizi sul posto: si arriva, si guarda, si torna alla macchina. Portate acqua e mettete scarpe chiuse, soprattutto per Riu Mulinu, dove si cammina in salita su un selciato. Il pozzo sacro e la tomba dei giganti reggono bene anche con i bambini piccoli; la salita al nuraghe dipende da quanto camminano volentieri.
Il periodo migliore non è l'alta stagione. Ad aprile e a maggio le massime medie stanno fra i diciotto e i ventitré gradi, e per una salita al sole è tutta un'altra cosa rispetto ai trenta e passa di luglio e agosto. Ottobre ha numeri simili a maggio, con in più la variabile della pioggia, che fra ottobre e dicembre si concentra. Chi viene in piena estate faccia il contrario di quello che farebbe di solito: archeologia la mattina presto, spiaggia nel pomeriggio.
Un'ultima nota sugli orari, o meglio sulla loro assenza. Questi tre siti si visitano liberamente e non hanno un calendario da rispettare, ma la gestione può cambiare e ogni tanto ci sono cantieri di scavo o aperture straordinarie. Prima di mettersi in macchina, un controllo sui canali ufficiali del Comune di Olbia costa un minuto.
Dormire a Olbia
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