Sa Festa Manna de Mesu Maju
Il nome gallurese dice già la cosa principale: è la festa grande e cade a mezzo maggio. Non una serata e nemmeno un fine settimana, ma sei giorni costruiti attorno al 15. Simplicio, secondo la tradizione cristiana, fu il primo vescovo della città e venne ucciso il 15 maggio del 304, durante le persecuzioni di Diocleziano. È tradizione agiografica, non un documento dell'epoca. Quello che non è in discussione è che Olbia lo riconosca come patrono, e con Olbia la diocesi di Tempio Ampurias.
Il centro di tutto è la basilica romanica che porta il suo nome, nell'omonimo quartiere: la chiesa romanica più importante della Sardegna nord orientale, cattedrale del Giudicato di Gallura, costruita fra la fine dell'XI e il XII secolo con aggiunte fino al Duecento. Dentro, tre navate, colonne che si alternano a pilastri, capitelli decorati con teste di ariete; sul fianco destro un campanile a vela di gusto settecentesco, appoggiato molto più tardi. Sotto e intorno all'edificio c'è una necropoli romana. Nei sei giorni della festa la piazza davanti alla basilica è il perno: da lì partono le bandiere, lì torna la processione, lì si tengono le rassegne serali.
I giorni prima: il triduo, le bandiere, la diana
Nei giorni che precedono il 15 si celebra il triduo in onore del patrono, tre sere di messe in basilica. Poi entrano in scena le bandiere votive: i portatori si radunano in piazza San Simplicio con gli stendardi e da lì partono in sfilata dietro la banda musicale cittadina. È l'atto di apertura della festa e cade nel tardo pomeriggio, cioè nell'ora in cui chi è in vacanza sta ancora al mare: per vederlo bisogna rientrare prima.
C'è poi la diana, che è la sveglia della festa. Il giorno del patrono, prima che faccia chiaro, la banda gira per le vie della città suonando e Olbia si alza. Da Via Sanzio al centro ci sono 1,8 chilometri, una ventina di minuti a piedi: in una zona residenziale come questa la diana non si sente, e per vederla si punta la sveglia e si scende.
Il 15 maggio, la processione
Il 15 si celebra il pontificale solenne. Il momento che riempie le strade arriva però nel tardo pomeriggio, quando il simulacro del santo esce dalla basilica portato a spalla e attraversa la città. Dietro sfilano i gruppi folk in costume tradizionale, arrivati da molti paesi della Sardegna, i cori, le bande, i comitati con le bandiere. È la processione della città, non uno spettacolo allestito per i visitatori: chi guarda sta ai bordi e lascia passare.
Una nota pratica. Nel tardo pomeriggio del 15 mettete in conto traffico lento e parcheggi pieni nella zona della basilica. Da Via Sanzio sono 1,9 chilometri, tre minuti di auto in una giornata qualunque: la soluzione più semplice è lasciare la macchina in strada e fare la strada a piedi, mezz'ora scarsa, senza doversi rimettere a cercare posto al ritorno.

Il Palio della Stella e le altre serate
La parte civile della festa ha il suo pezzo grosso nel Palio della Stella, che si corre la domenica. La gara consiste nel colpire una stella appesa mentre si passa al galoppo: vince chi la prende nel tempo migliore, e per un anno il gonfalone del patrono resta al comune del cavaliere che ha vinto. Corrono i cavalieri dei comuni della Gallura e le pariglie invitate da altri paesi. Da qualche anno la pista è il viale che costeggia il porto dell'Isola Bianca, 3,6 chilometri da casa, ma la sede è già cambiata in passato: conviene leggere il programma dell'anno prima di incamminarsi.
Intorno a questi due momenti si distribuisce il resto: rassegne folkloristiche regionali, gare di poesia sarda, concerti serali, e i fuochi d'artificio sparati sull'acqua dal molo, che di solito aprono i sei giorni invece di chiuderli. Le sedi si spostano fra la basilica, il quartiere, il parco Fausto Noce e il lungomare. Il programma cambia ogni anno, cambiano le serate, cambiano gli orari: la scaletta si trova sui canali del Comune di Olbia e del comitato di San Simplicio, e di solito esce poche settimane prima.
La sagra delle cozze del golfo
Una delle serate è dedicata alle cozze del golfo, cucinate alla marinara, e si tiene all'aperto nell'area verde del parco. Non è una manifestazione autonoma che si possa programmare da casa: fa parte del calendario di San Simplicio, cade quando cade e tira parecchia gente, quindi o si arriva presto o si mangia tardi.
Vale comunque la pena saperlo, perché quelle cozze non hanno fatto strada per arrivare nel piatto: crescono dentro il golfo, dove si allevano dagli anni Venti del Novecento. Percorrendo la strada del porto si vedono le file di boe allineate sull'acqua: sono gli impianti, e i grappoli stanno appesi sotto, a funi ancorate al fondo. Il sapore, dicono i produttori, dipende dall'incontro fra l'acqua del golfo e l'acqua dolce del Padrongianus, il fiume che sfocia qui dentro.
Venire a Olbia a metà maggio
Se dovete scegliere una settimana per un primo viaggio in Gallura, questa è fra le più sensate. A maggio la massima media registrata all'aeroporto, che sta a sette chilometri da casa, è di 22,7 gradi, la minima di 11,3, e la pioggia scende a 37 millimetri nel mese. Vestitevi a strati, perché fra il primo pomeriggio e la sera il salto è di una decina di gradi, e tenete a portata una giacca leggera per le serate all'aperto.
Il mare, a essere onesti, è ancora freddo: la stagione dei bagni regge da giugno a ottobre, non prima. In cambio le spiagge sono vuote e in mezza giornata si fa quello che ad agosto costa code e parcheggi, con Pittulongu a un quarto d'ora di auto, Porto Istana a poco più di venti minuti, Cala Brandinchi e Capriccioli in una quarantina. La festa occupa i pomeriggi e le sere: tolta la diana, le mattine restano libere.
Un'ultima raccomandazione, valida per qualunque evento di questa zona. Il 15 maggio è fisso, i sei giorni che gli stanno intorno no, e il programma esce tardi. Prima di bloccare le date del viaggio, controllate i canali ufficiali del Comune di Olbia e del comitato di San Simplicio: sono l'unica fonte che vale.
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